Mujeres creando un féminisme autonomo
Un articolo da parte di Kantuta Quiros ed Aliocha Imhoff attorno alle pellicole femministi di Mujeres Creando è da trovare nella rivista offensiva n°15. Lo metteremo in linea da qui ad alcuni mesi.

OFFENSIVA 15
Trimestrale d'offensiva libertaire e sociale (OLS)
Settembre 2007,44 pagine, 3 euro

Copertura

In vendita per corrispondenza al prezzo di 3.5 € (assegno all'ordine di Spipasso da rinviare ad offensiva c/o mille babordi 61 rue Consolat 13.001 Marsiglia) e molto nelle buone librerie (Quilombo, la breccia, Publico, Résistances, ecc.).

http://offensive.samizdat.net/


Poetico e politico del travestissement nei romanzi di Wittig
Fonte: http://clio.revues.org/document261.html

Da parte di Catherine ROGNON-ECARNOT

Riassunto

Quest'articolo esplora la questione del travestissement e della rappresentazione del corpo in tre libri di Monique Wittig: Virgile non, Guérillères, il corpo lesbien. In Virgile, non, l'aspetto femminile è un abbigliamento ridicolo che umilia, firma di vincolo, che cancella il corpo di ogni individuo in nome del mito della donna. Il lesbiennes che hanno fuggito l'inferno eterosessuale, poiché le eroine del Guérillères cercano un aspetto che dà a vedere che non sono né delle donne né degli uomini. Ma questo oltre ai sessi impensabile può prendere forma soltanto nella letteratura. Prende forma in particolare nel testo più poetico di Monique Wittig, Corps lesbien, che fa volare in abbagliamento le rappresentazioni tradizionali del corpo femminile e gli sostituisce un corpo in cambiamento costante, polisemico, oltre all'unità come binario.

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Morphing informatica ed ibridazione tecnologica: artisti plastici alla ricerca del loro doppio.

Fonte:
http://etc.dal.ca/belphegor/vol2_no2/articles/02_02_GuiRou_morph_fr_cont.html

Da parte di Catherine Guillot e Sandrine Roux

All'era delle nuove tecnologie, gli artisti trattano alla gara il corpo ed il viso dell'uomo ed utilizzano il mezzo informatico per inventare nuovi corpi. L'attualità dell'argomento si lega all'interesse dimostrato sulla rappresentazione del corpo dell'artista sotto forma di ritratto virtuale e d'ibridazione tecnologica. È a volte l'artista stesso che si presta alle esperienze multiple condotte sull'organico e l'artificiale. Keith Cottingham, Orlan, in particolare, ha per particolarità di interrogare in modo molto troublante le diverse possibilità d'ibridazione del loro corpo. Si trovano così, al centro del loro lavoro, i temi del doppio e della metamorfosi. Gli artisti attingono allo stesso tempo in un universo mitico ancestrale (metamorfosi di Ovide, Prométhée, narciso ecc.) ed in un collettivo immaginario generato dalle esperienze scientifiche attuali (clones, chimere biologiche e bionica). Tra mito e realtà, gli artisti delimitano una zona intermedia. Leggere il seguito…

“Strategie militanti: letteratura/cinema - Francia, 1960-1986„
Fonte: http://www.fabula.org/lht/2/Dreyer.html

“Uno dei luoghi comuni che si rifriggono in alcuni ambienti, è che ormai la letteratura non dovrà soltanto svolgere un ruolo secondario; il futuro è al cinema, alla televisione: ne non credo nulla.„ Questa riflessione di Simone de Beauvoir appare in Qualsiasi conto fait1, volume autobiographique che accorda un'ampia parte al cinema ed alla lettura, come pure ai viaggi della coppia Sartre-Beauvoir nei paesi socialisti. L'interrogazione è allora - già - d'attualità: il trionfo dell'immagine programma la morte della letteratura? La questione corrisponde tuttavia, su un modo meno ingenuo di quello “del questo ucciderà ciò„, ad una vera preoccupazione. Infatti, gli anni sessanta e settanta vedono l'aumento del consumo audiovisivo e della pratica cinematografica individuale. Gli intellettuali e gli autori si preoccupano della funzione politica di propaganda di massa che sembra l'appannaggio dei canali audiovisivi e vi vedono una minaccia nei confronti dei loro sforzi d'analisi. La democratizzazione dell'accesso al materiale cinematografico può anche apparire loro come una rimessa in discussione dell'autorità dello scritto come luogo delle rappresentazioni e delle interpretazioni, ed una forma di contestazione o di concorrenza. Beauvoir ha ragione, certamente: l'immagine non ucciderà lo scritto. Ma rimane sorprendente che la questione delle relazioni tra questi due mezzi d'espressione si pone allora su un modo antagonistico, ed in non termini d'influenza reciproca o di strategia globale.
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Qu'est-ce-que l'atto di creazione? da parte di Gilles Deleuze

fonte: http://www.webdeleuze.com/

DELEUZE/CONFéRENCES
Qu'est-ce-que l'atto di creazione?
Conferenza data nel quadro dei martedì della fondazione Femis - 17/05/1987

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Un popolo che manca - Gilles Deleuze

“Questa constatazione di un popolo che manca non è un renoncement al cinema politico, ma al contrario la nuova base sulla quale si fonda, di conseguenza, nel terzo mondo e le minoranze. Occorre che l'arte, particolarmente l'arte cinematografica, partecipa a questo compito: non rivolgersi ad un popolo supposto, già là, ma contribuire all'invenzione di un popolo. Nel momento in cui il padrone, il colonizzatore proclamano “egli mai non vi ha avuto popoli qui„, il popolo che manca è un divenire, si inventa, nei bidonvilles ed i campi, o i ghetti, in nuove condizioni di lotta alle quali un'arte necessariamente politica deve contribuire. L'autore di cinema si trova dinanzi ad un popolo doppiamente colonizzato, dal punto di vista della cultura; colonizzato da storie venute del resto, ma anche dai suoi miti diventati entità impersonali al servizio del colonizzatore. L'autore stesso non deve dunque farsi il ethnologue del suo popolo, non più che inventare un romanzo che sarebbe ancora una storia privata. Resta all'autore la possibilità di darsi intercesseurs, cioè di prendere personaggi reali e non fittizi, ma mettendoli in stato„ di fictionner “„ légender " “fabuler„. L'autore fa un passo verso i suoi personaggi, ma i personaggi fanno un passo verso l'autore: doppio divenire. Il fabulation non è un mito impersonale, ma non è neppure un romanzo personale: è una parola ne pubblica, un atto di parola con il quale il personaggio stesso non cessa di varcare la frontiera che separerebbe il suo affare privato della politica, e produce degli enunciati collettivi. „

Gilles Deleuze, Image-Tempo, edizioni di mezzanotte, 1985.